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Path of the shell by Loveless

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E’ quasi buffo come la prima cosa che ricordi di Riven sia un cielo pieno di stelle.
Non è il mio solo ricordo della Quinta Era, ovviamente, ma rappresenta l’unico ad avere una certa compattezza di fondo: gli altri sono più che altro brevissimi flash, dai contorni stranamente vividi, che mi vengono in mente senza un motivo preciso e che durano appena qualche secondo. Potrei descriverne mille, di questi scorci: il colore dell’acqua che scorreva attorno a Plateau Island, il villaggio degli abitanti di Riven, - più un’accozzaglia di bozzoli di insetti che un luogo per esseri umani, credo, - ed il riflesso del sole sulla cupola dorata di Allatwan, ma l’enorme falla della mia memoria è riempita a malapena dal ricordo del cielo in cui sono precipitata.
Anche se era un’Era malriuscita e sicuramente destinata a scomparire, ho amato Riven. Contavo i passi che facevo, uno dopo l’altro, e cercavo di imprimere nella mia testa più dettagli possibili di quell’epoca che scivolava nel baratro, in modo da poterla ricordare mentre altri – Atrus, Catherine, Gehn stesso – cercavano di dimenticarla.
Come quasi ogni cosa che ho fatto, anche questa è fallita. Di Riven non rimane più nulla, se non le scaglie.

Sunner, Wahrk. Ytram. Ho trascritto sul mio diario nomi e schizzi di animali, piante e luoghi che adesso non esistono se non in teoria, in queste pagine. Riempio questo quaderno con cose morte perché lo desidero. Avrei tante altre cose da fare, ma mi sono rifiutata di eseguirle. Chiudo le mie orecchie a Yeesha e cerco di concentrarmi sul linguaggio dell’Era perduta e sulle scritte che ho ricopiato dalla lavagna, nella scuola di Riven. Mi ci potrebbe volere un bel po’ per riuscire a tradurle, vista la mia scarsa conoscenza della lingua, ma stavolta ho tutto il tempo per imparare.

Il nome di quest’Era è Relto. Un dono di Yeesha ai suoi genitori in seguito passato a me, nella speranza che prima o poi mi decida ad intraprendere il viaggio per la salvezza della civiltà D’ni.
Se Yeesha fosse qui, probabilmente le direi la stessa cosa che ho pensato la prima volta che ho ascoltato il suo messaggio: no. Ho viaggiato e ho messo in pericolo la mia vita – inutile negarlo: a mentre fredda, a cose fatte, si ragiona molto meglio di quando ti trovi sballottata di colpo da un posto all’altro, con soltanto una vaga idea del perché e del come sei arrivata – per liberare Catherine ed intrappolare Gehn, in cambio del mio ritorno a casa. Ed ora, dove sono? Non è qui che sono nata. Sto cercando di rimettere assieme i pezzi e mi si chiede un altro viaggio verso l’ignoto. No. Quando si è da soli per molto tempo e ci si ferma, non per prendere respiro ma per scavare più a fondo dentro se stessi, la solitudine porta a galla la parte più infantile di noi; adesso non ho più vent’anni e sono tornata bambina e non voglio altro che tornare a casa mia.
Seguire le impronte lasciate da Yeesha mi trascinerà sempre un po’ più lontano da dove sono ora; Relto è diventato il mio surrogato di nascondiglio dalle responsabilità che mi si chiede di prendere ancora una volta.
Questo non è il mio posto, ma rimarrò qui. Una casa è meglio di nessuna casa.

Ci sono i nomi di Gehn ed Atrus, nelle scritte di gesso. Per qualche attimo non riesco a credere che il nome di Atrus sia presente anche qui, ma poi il mio cervello riprende lentamente a funzionare.
Gehn ha creato questo luogo, l’unica delle sue Ere dotata di una certa stabilità, e si è fatto adorare come un dio dagli abitanti; chi può essere stato, Atrus, per lui, se non il nemico mortale?
Rido, cercando di pensare ad Atrus come ad una specie di spauracchio delle favole. Lui ha tentato di salvare Riven fino all’ultimo. Ha intrappolato i suoi figli e suo padre in attesa della loro redenzione, anche se ogni sua precedente speranza è stata disattesa nella maniera più brutale possibile, ed adesso il desiderio di riscatto per i propri errori è concentrato nella figura dell’unica figlia rimastagli.
L’uccello del deserto, Yeesha, di cui non voglio ascoltare la preghiera.

Mi sono svegliata in un deserto di cui non sapevo il nome, in un’Era che non riconoscevo. Tornare in questo posto dopo essere stata a Relto fa sembrare il paesaggio stranamente squallido, vuoto in un modo che sfiora il patetico: qui non c’è altro che roccia, scheletri di cespugli e terra spaccata dal sole. Ci sono cartelli arrugginiti accanto alla gola con i segni del passaggio di Yeesha; questa è un’Era contraddittoria, dove il nuovo è decadente e l’antico è ancora intriso di vita.
Evito con cura la roulotte di Zandi, ogni volta che vengo qui. E’ sempre gentile con me, forse più di quanto mi meriti, ma non credo che riuscirei a sopportare un’altra delle sue domande sulla mia esperienza a Riven o sulle ragioni del mio rifiuto; per me il discorso è chiuso, e cerco di farglielo capire standogli lontano. Non sono mai stata brava a spiegarmi a parole, e lascio che la mia volontà si imprima nei gesti che compio, sperando che sia abbastanza.
Camminando, vedo che il telescopio è ancora qui, dove Zandi mi ha trovata, non molto lontano dal fossile di un dinosauro semisepolto; un relitto che fa compagnia ad un altro. Non appena sveglia, mi sono rannicchiata contro il telescopio ormai inservibile e mi sono guardata attorno, cercando disperatamente di riconoscere qualcosa che mi ricordasse casa mia. Sono riuscita ad alzarmi soltanto quando Zandi è arrivato – l’unica volta che l’ho visto separato dalla sua amata sedia, - e mi ha convinto che non c’era pericolo.
Picchietto le dita contro la superficie di bronzo del telescopio, prima di sedermici accanto. E’ stato con quest’oggetto che ho riaperto la Fenditura; ho osservato il telescopio precipitare nella frattura rigonfia di buio e di stelle senza pensare che, soltanto qualche minuto dopo, l’avrei seguito. Che ironia bastarda, davvero.

La punta del telescopio si abbassa fino a spaccare il vetro. C’è un rumore orribile, come di un serpente di ferro che si contorce dolorosamente su se stesso, stridendo di dolore, poi il pavimento di metallo prende a piegarsi verso il basso, sconfitto dalla pressione troppo forte. L’impalcatura cede con uno schianto netto, ed il telescopio si inclina in avanti, rimanendo in sospeso solo per qualche secondo, prima di precipitare nella frattura della pavimentazione.
Anche il pugnale di bronzo comincia a tremare. La terra ha un paio di scossoni violenti mentre la crepa si allarga sempre di più, ed alla fine la lama crolla e si schianta contro il bordo del baratro, sollevando una nuvola di polvere, prima di cadere nel vuoto. Il vento urla più forte, agita le falde del cappotto di tela di Atrus e gli orli del vestito di Catherine, rende quasi inudibili le loro parole.
«Ti ringrazio» sono le uniche parole che riesco a sentire da parte della donna che ho salvato. «Mi hai ridato la vita» sono quelle di Atrus.
Ricordo le loro espressioni di felicità abbastanza da non odiarli. Non so cosa sia andato storto, ma sono sicura che non desiderassero questo, per me.


Ricordo che, da piccola, quando volevo stare sola, aprivo un armadio e mi ci chiudevo dentro. Ero abbastanza minuta da stare anche in un cesto del bucato, uno di quei cestini di legno chiaro che sembrano allargarsi in prossimità del coperchio, ma preferivo il buio e l’odore del sapone e naftalina degli armadi a muro. Spesso, cullata dal silenzio e dai miei pensieri, finivo per addormentarmi, mentre le persone attorno a me continuavano a chiamarmi e cercarmi. I vestiti su cui mi sedevo si stropicciavano sempre.
Adesso, ad anni di distanza, posso recuperare quelle sensazioni. La stanza è buia e sigillata, ed osservo l’ologramma di Yeesha camminare di fronte a me stando bene attenta a non sfiorarla - una volta ho provato a toccarla, e la mia mano si è scontrata contro qualcosa di solido, anche se invisibile.
Conosco le sue parole a memoria. Parla alla stessa maniera dei suoi genitori, con un misto di immagini poetiche e misteriose assieme; parla d’acqua nel deserto e tempeste, di civiltà perdute e di viaggi da intraprendere… Richieste e ricerche. Se solo non avessi toccato con mano ciò che significa davvero, potrei trovare bellissimo tutto ciò che dice; ma sono stata intrappolata nel libro prigione e, nei miei sogni, rivivo ancora con terrore quei secondi interminabili in cui ho guardato dal basso il viso di Gehn, chiedendomi se sarebbe caduto nella trappola che Atrus aveva preparato per lui. E’ difficile dimenticare i dettagli di una gabbia così stretta, dove non puoi fare altro che osservare quel ritaglio di luce rubato al buio e sospirare o meno di sollievo se una mano nemica ti oscura la visuale.
Sono qui, libera. So che non dovrebbe importarmi di quello che ho rischiato e che non ho perso. Non provo rancore verso Atrus e Catherine, che volevano soltanto che tornassi a casa e che non hanno potuto prevedere dove sarei caduta, ma è parte del mio carattere guardare solo i risultati effettivi. Questo è ciò che ho ottenuto.
Mi alzo e spengo il proiettore. La sagoma luminosa di Yeesha si frantuma senza rumore. Yeesha, penso, non aspettarmi.

Relto è un mondo immobile, crepuscolare, nè completamente illuminato né completamente immerso nell’ombra: è per questo che lo amo quasi quanto amavo Riven. Amo la sua appartenenza al nulla, quella terra di confine stesa fra due opposti. Il sole è sempre nella medesima posizione, sospeso fra il tramontare del giorno ed il sopraggiungere della sera, e l’isola è immersa in un mare fumoso di nuvole color crema. Apro le finestre della mia casa per far entrare più luce quando scrivo o studio, ma, ogni volta che voglio pensare, mi siedo fra le quattro colonnine di pietra di fronte all’ingresso.
So bene quello che contengono. Quattro libri per quattro ere differenti, quattro punti cardinali per le coordinate del mio viaggio: quattro scelte per i primi passi da compiere. Questo è ciò che mi ha lasciato Yeesha in eredità, assieme al libro di collegamento per Relto.
Le Ere riflettono la volontà di chi le crea, non solo la sua abilità nel costruirle. Le Ere di Gehn sono collassate una dopo l’altra, Riven si è frantumata al suo interno mentre la mente del suo creatore si sgretolava nella propria fame di potere; Yeesha ha creato Relto per amore, perché fosse un luogo che si legasse al possessore del libro e crescesse con lui, e qui non c’è che serenità, l’equilibrio perfetto. Qui sono in pace, o almeno mi illudo di esserlo.
Apro la mano e la alzo verso il sole in bilico. Se mi mettessi in viaggio, mi chiedo se comincerà a tramontare.

Sono dei viaggiatori. Sono qui.
L’ho avvertito non appena ho rimesso piede nel deserto, e Zandi me ne ha dato la conferma.
«Sono andati verso la gola» mi dice, sfogliando una pagina del tascabile che ha in mano. «Per ascoltare il suo messaggio. Proprio come te. Sono in due»
E’ da tanto tempo che non corro; dai tempi di Riven, in effetti, quando il tempo non era l’unica cosa che avevo contro, ma la più importante. Nella gola, vedo che il ponte che ho già rotto una volta e poi riaggiustato sta penzolando, sconsolato, da una parte: la corda è tutta sfilacciata, consumata dal peso di due persone assieme.
Capisco subito di essere arrivata tardi. Non sono nella stanza del proiettore, in quella della macina, né nella vecchia camera di Yeesha. Forse sono a cercare i Tessuti del viaggio, forse sono già dentro l’albero. Non so che fare. Perché li sto cercando? Senza volerlo, prendo a stropicciare tra le dita la vecchia lettera di Atrus, chiedendomi se anche loro l’hanno letta: Yeesha, la scorsa notte tua madre ha fatto un sogno…
Alla fine, torno da Zandi. Per qualche minuto rimaniamo ad ascoltare Peter Gabriel che canta Burn you up, burn you down – malgrado non ami il genere, questa canzone mi piace davvero. Mi chiedo se il collegamento di quest’Era con la mia era di provenienza non sia più stretto di quello che penso.
«Arrivata tardi?» mi chiede Zandi, dopo un po’.
«Arrivo sempre in ritardo. Ormai non ci faccio neanche più caso. Forza dell’abitudine»
«Tu arrivi al momento giusto, è che decidi di muoverti in un dopo imprecisato»
So che ha ragione, perciò rimango zitta. Il buon vecchio Peter, intanto, attacca con Portal to dreamworld, mentre io concentro lo sguardo sulle mie scarpe. Una parte di me spera che i due Esploratori compaiano giusto dietro l’angolo della roulotte, quella che sente di più la solitudine che ho coltivato per tutto questo tempo a Relto; l’altra, quella molto più cinica, sa che hanno già imboccato la strada all’interno dell’albero, alla ricerca della loro Era personale e della voce di Yeesha. Non credo che li rivedrò qui.
«Secondo te riesco a riprenderli?»
«La risposta te l’ha già data Yeesha»
L'acqua scorre in discesa, quindi raggiunge la polla e finalmente le radici, e l'albero... ricomincia a crescere.
Noi siamo le gocce, i rivoli. Alla fine della discesa, la pianta ci aspetta per crescere.

Gehn è il nostro signore.
Gehn ci ha creati.
Gehn ha sconfitto Atrus.

Le ultime parole del mio diario sono queste. Le righe della mia prima traduzione nella lingua di Riven sono ancora fresche di inchiostro, riposano accanto ad una copia consumata di un Rehevkor trovato nella gola del deserto. Rimango a guardare fisso le scritte con il mento appoggiato alle mani.
La filosofia di Gehn si può racchiudere in queste tre frasi: il mondo stesso di Riven ruotava attorno ad esse senza potersene discostare. Fino a quando non ho riaperto la Fenditura per chiamare Atrus, l’Era ha continuato a vorticare attorno al suo creatore imprigionato. Ho dato il colpo di grazia ad un mondo morente ed ora sto cercando di ricostruirlo nella mia memoria come espiazione.
Lascio che l’inchiostro si asciughi, poi richiudo il diario e lo appoggio sullo scaffale, assieme agli altri libri di collegamento. Quando esco dalla porta di casa, mi siedo vicino ad una colonnina di pietra e guardo il sole intrappolato nel suo crepuscolo senza fine, finché non ripenso ai due Esploratori che ho quasi visto nel deserto. Non credo che abbiano avuto il minimo dubbio nel seguire Yeesha. E’ un peccato non averli incrociati, ma a questo si può porre rimedio. Per la prima volta da quando sono qui, ho davvero voglia di compagnia: desidero parlare con altri viaggiatori, casuali o meno, e raccontare loro di Riven, di Atrus, di Catherine, di Gehn, della caduta di un’Era. Voglio sapere se esistono altri che hanno intrapreso viaggi simili al mio, quali sono i motivi che li hanno spinti ad agire, se hanno aiutato o condannato definitivamente Ere e popoli.
L’acqua corre in discesa, dice Yeesha. Se sono destinata a ritrovarmi con quelli come me, come l’acqua si riunisce nella polla, o se continuerò a girare in solitaria, senza compagnia e senza pace, questo non lo so. Ma so che ho un posto dove tornare ed un viaggio da cercare. Uno esiste intrecciato all’altro; se non mi metto in viaggio per trovare l’uno, l’altro mi sarà sempre negato, e Riven e le sue rovine non mi riporteranno indietro, a casa mia. Ci è voluto l’incontro sfiorato con due persone che non ho mai visto per farmelo capire.
Controllo che il libro di collegamento per Relto sia ancora agganciato alla cintura, dedico un ultimo sguardo al tramonto ed appoggio la mano sul libro di collegamento per Gahreseen.

Chapter end notes:
L’avevo giurato e stragiurato a me stessa: se avessi avuto qualche idea buona sull'argomento, avrei scritto di Riven, amore contrastato dei miei dodici/tredici anni, o alla peggio su Uru. Alla fine è venuto fuori un misto di qualcosina e qualcosina, e spero che sia sempre meglio di niente. E’ un’incursione velocissima, la mia, in un fandom che ho sempre guardato col cannocchiale e con la massima riverenza, e spero di non aver fatto troppi danni con questo blitz. La mia esperienza si limita ai videogiochi di Riven ed Uru, e conosco gli altri solo di fama e Wikipedia - no, non ho giocato ad Exile, anche se spero di averne l’occasione, - perciò ho provato a vedere Uru come una sorta di continuazione dell’avventura di Riven, idea balzana che mi è venuta dopo aver ricominciato a giocare ad Uru ed aver notato il cannocchiale di rivanese memoria. Il resto della storia è sgorgato nel giro del pomeriggio dell'altro ieri e di ieri sera, mentre prima avevo soltanto i germi di idee sparse senza capo né coda. Puff. Più di una storia unita, questi sono propriamente frammenti, ed ho giocato un po' con lo stile per vedere se riuscivo a trasmettere la frammentazione. Non so se ci sono riuscita appieno, in compenso mi sono divertita parecchio con i numeri... Se avete tempo da perdere e Word aperto, provate a vedere ogni singolo pezzo da quante parole è composto :)
Ovviamente, - Crim lo sa meglio di me – mi sono presa moltissime licenze con la storia: le coordinate temporali sono completamente sballate, visto che Yeesha è nata dopo l’esperienza di Riven, o almeno così mi ricordo, ed in Uru avrà vent’anni o poco più, ed il posto dove si ritrova la mia pigrissima Esploratrice è l’Era D’ni, ovvero la terra stessa, ma questo l’ho scoperto solo grazie a quel tesoro che è Wikipedia. La prima volta che ho giocato ad Uru, ho creduto sinceramente di trovarmi una realtà simile alla nostra, non certo la stessa, ed ho voluto tenere la stessa convinzione nel mio personaggio che, poverina, essendo il mio alter ego ha la mia stessa ingenuità – modo carino per dire imbecillità completa, insomma =_= Perciò è convinta di trovarsi chissà dove mentre invece è solo nel New Messico e le bastava un aereo per tornare a casetta bella. Che volete farci, piuttosto di chiedere informazioni a Zandi si trinciava la lingua. Bello complicarsi la vita senza motivo, eh?
Ultimo ma non ultimo dettaglio: per chi non l'abbia ancora capito, i due Esploratori che hanno la fortuna di evitarmi nel deserto sono quei geniacci di Crim e di Def, che spero diano vita ad una saga di proporzioni epiche con i loro altrettanto geniacci Stranieri/Esploratori, mentre la mia arranca dietro la coda di Beep Beep… Oh oh, volevo dire Yeesha. Spero che entrambi mi perdonino questa presenza nella storia e che Crim sia indulgente per mie eventuali castronerie sulla serie. Se non vi avessi infilati a forza nella storia, ragazzi, col cavolo che la mia asociale Esploratrice si muoveva per andare in giro per le Ere... Vi chiedo ancora scusa ^^''
Beh, credo che per me sia meglio tornare a scrivere su Soul Eater, và, che lì il danno è minimo, visto che di certo non posso fare peggio degli ultimi due capitoli del manga… Sul serio.
See ya!


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